Ciao Rigelina

Il silenzio delle ultime settimane sul blog è dovuto alla perdita della nostra cagnolina Rigel. Una perdita improvvisa e dolorosa, che mi ha lasciata senza fiato, senza risposte e senza voglia di fare nulla, neppure scrivere.
Ora che sono passati 10 giorni, però, ho bisogno di scrivere e di parlarne, o meglio, di parlare direttamente alla nostra cagnolina bella, che ci manca immensamente.

Cara Rigel,
prima che tu arrivassi da noi io non avevo idea di cosa volesse dire avere un cane e, in realtà, avere un cane non era un mio desiderio. Tu sei entrata nella nostra vita per volere di papà Alessio, che ha insistito così tanto da farmi cedere.
Dopo quel mio si c’è stato un periodo di attesa, in cui potevamo solo vederti attraverso le foto e i video della splendida donna che ti ha tenuta con sè per un mese, e ad ogni foto ci innamoravamo un po’ di più.
Quel tuo musetto, perfettamente diviso a metà, in due colori, un po’ panna e un po’ nocciola, era per noi una fonte di dolcezza incredibile.
Io avevo paura, temevo il tuo arrivo, temevo di non essere in grado di tenere un cane, avevo paura che non andassi d’accordo con il gatto o, ancora peggio, con la bambina. Avevo paura che per te non fosse facile ambientarti, che avresti avuto dei problemi dovuti al distacco dalla tua prima famiglia.
Invece, il 23 Dicembre 2016, dopo un lungo viaggio per l’Italia, sei arrivata a casa nostra, così piccola, indifesa e piena di energie. Dal primo momento in cui sei entrata in casa non hai smesso un secondo di seguirci, di seguire Sofia, come se fossimo la tua famiglia da sempre.
Ti sei ambientata alla nostra casa immediatamente, senza il minimo problema, stupendo anche le volontarie del canile. E in quel momento è iniziata la nostra vita insieme.
Non è stato facile, molte volte ho pensato di aver fatto una cavolata a dire si ad Alessio, ma mai neanche per un secondo ho pensato di rinunciare a quel calore e a quell’amore che sapevi dare. Io amo gli animali e, pur non essendo particolarmente desiderosa di avere un cane, ho capito subito che quel legame era incredibilmente forte.
Però è stato difficile. Davvero difficile. Perché non ero pronta, non sapevo come gestire tutto quanto, sentivo di avere ancora meno tempo per me. La casa era sempre sporca, per strada non riuscivo a tenerti al guinzaglio da come tiravi, ero sempre lì a toglierti di bocca qualsiasi cosa, e dovevo sempre stare attenta che non mangiassi il divano (che hai distrutto) o la porta o qualche mobile.
Ci sono stati dei momenti in cui ero davvero stanca. Stanca di pulire, di togliere chiazze di pipì dal pavimento, e stanca in generale, per il poco tempo per me.
Pensare ad un cucciolo è davvero impegnativo, e forse io non ero pronta. Ma ce l’ho messa tutta, per non farti mai mancare niente, per portarti fuori ogni giorno, più volte al giorno, anche quando ero stanca.
E ho cercato di ritagliare dei momenti dedicati a noi, di coccole e dolcezza, come al mattino quando facevo colazione e chiacchieravo con te, o il bacio della buonanotte che non è mai mancato, oppure le carezze al tuo musino appoggiato alla mia gamba ogni volta che lavoravo.
Ti sgridavo, ma poi ti chiamavo per darti un bacino. E così il nostro rapporto cresceva, tra momenti da “non ce la faccio più”, a momenti di tenerezza totale.
Quando facevo la doccia mi aspettavi sul tappeto. Quando tornavi a casa mi saltavi addosso dalla gioia. Quando Alessio lavorava di notte ti addormentavi con il muso sull mia mano. Quando mi chiudevo in bagno a fumare venivi a sdraiarti accanto a me. Quando lavoravo dovevi stare sui miei piedi, o sulle mie gambe, o comunque toccarmi in qualche modo.
Non ti stancavi mai di dare amore. Mai. Neanche nei momenti più difficili.
Poi un giorno, improvvisamente, ti sei sentita male. Sono corsa dal veterinario, ho cercato di fare il possibile, speravo di poterti salvare. Anzi, non credevo neanche di doverti salvare, perché non avrei mai immaginato che la situazione fosse così grave. Ti ho lasciata in clinica mentre mi guardavi con quegli occhi preoccupati. Sembrava che mi chiedessi di non lasciarti. Ma io pensavo fosse una cosa da nulla e che ti avrei rivista qualche ora dopo. Per fortuna sono corsa dietro alla dottoressa per darti un bacio.
Poche ore dopo il messaggio di papà Alessio: “Sta bene, tranquilla”. E dieci minuti dopo, invece, quella terrificante telefonata. “Corri subito, Rigel è morta”. Non dimenticherò mai più quelle parole. Non dimenticherò mai più la sua voce spezzata. Non dimenticherò mai più quel momento di dolore.
Credevo che ti avrei rivista viva. Invece ti ho rivista sdraiata su quel lettino, e so che la tua anima bella non era già più lì. Il dolore è stato così straziante da lasciarmi senza fiato.
Si parla di avvelenamento. Piante tossiche, polpette avvelenate, altri veleni. Non si sa. Nessuno sembra avere risposte. L’unica cosa certa è che tu non ci sei più. Ed è stato tutto così improvviso che non ci sono davvero parole.
Abbiamo passato giorni pieni di lacrime, di rabbia, di dolore. Abbiamo passato giorni brutti, in cui tu mancavi ogni secondo. La casa era vuota, il gatto ti cercava ovunque, e noi piangevamo.
Ora sono passati dieci giorni, e il dolore è ancora tanto e non credo che passerà facilmente, ma io adesso sento almeno la forza per chiederti scusa.
Scusa se non ho fatto abbastanza. Scusa se ti ho sgridata. Scusa se non ti ho viziata abbastanza. Scusa se mi sono lamentata. Scusa se sono stata così stanca. Scusami, Rigel, per non essere stata un’umana perfetta. Avrei voluto dimostrarti molto ma molto di più. Ma so che nei nostri momenti di profonda tenerezza e di gioco tu hai capito che la mia era solo stanchezza e che in realtà il mio amore per te era grande, proprio come il mio amore per il tuo amico del cuore Joey.
Quello che però vorrei dirti è GRAZIE.
Grazie dal profondo del mio cuore per tutti i momenti felici, spensierati, in cui tu correvi sulla spiaggia e noi ti guardavamo felici. Per i tuoi salti sull’erba, per le tue capriole per terra, per quando ti mettevi in mezzo alle mie gambe a pancia in su e io ti facevo ballare.
Grazie per come ci hai amati, per come ci hai ritenuto la tua famiglia sin dal primo istante, per come ci hai accolti nel tuo cuore. Per come ogni volta che ti dicevamo “Chi c’è?” abbaiavi forte.
E grazie per quello che mi hai insegnato, anche dopo essertene andata. Mi hai insegnato che parlare con le persone a volte è davvero bello e che devo lasciarmi più andare. Mi hai insegnato che le priorità sono altre e che il pavimento può anche rimanere sporco se ci sono cose più divertenti da fare. Mi hai insegnato che ci vuole più pazienza e più leggerezza e che bisogna apprezzare quello che si ha. Mi hai insegnato che l’amore vero esiste e che è bellissimo.
Mi hai insegnato a non lamentarmi più, a capire la mia forza, a prendermi i miei spazi ma senza dimenticare che dedicare il tempo agli altri è bellissimo.
Mi hai insegnato tantissimo. Mi hai amata tantissimo.
E io amo te, Rigelina e ti amerò sempre.
Ora sono sicura che sei felice e serena, che stai correndo su una spiaggia grande o su un prato, insieme alla tua sorellina e che ci sorridi, come a volte sembrava che facessi con quel musetto da volpe.
Mi manchi. Manchi ogni giorno, in ogni cosa.
E ti ringrazio con tutto il mio cuore.
Ciao Rigelina, grazie di tutto”

Chiara

4 Comment

  1. La perdita di un pelosino è devastante. È un amico che con i suoi silenzi ed i suoi occhi che parlano ha camminato con noi per una parte della nostra vita.
    Poi, però, il dolore diminuisce e restano i ricordi felici.
    Un abbraccio!

    1. Mamma Chiara says: Rispondi

      Grazie per le tue parole Silvia :-*

  2. Scusami tesoro…adesso capisco l’altro post.
    Mi hai fatta piangere…
    Mi spiace immensamente.

    1. Mamma Chiara says: Rispondi

      Grazie Barbara!

Lascia un commento