La violenza sulle donne e l’errato concetto di amore – Sabrina Sasso

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Oggi 25 Novembre, Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, ho il piacere di ospitare sul blog Sabrina Sasso, impegnata da anni nella lotta alla violenza sulle donne, autrice dei romanzi “Voglio capire se ne è valsa la pena” e “Tu mi fai volare (cadere, rompere)” editi da Nulla Die e ideatrice e coordinatrice del bellissimo progetto #nesonofuori, che offre un sostegno online alle donne vittime di violenza.
Sabrina ci parla della violenza sulle donne, questione decisamente femminile, di come spesso vengono coinvolti i bambini e di come la donna sia l’unica che può liberarsi da questa prigione.
La violenza alle donne è una questione maschile, dicono, e di certo non possiamo non essere d’accordo. Parallelamente non può non riguardare le donne giacché sono proprio le donne le destinatarie dei soprusi, delle umiliazioni e delle angherie, delle botte, del sesso non voluto. Secondo me, per questo motivo ma anche perché, troppo spesso, le donne s’innamorano ( o credono di innamorarsi, il che, a conti fatti, è la stessa cosa) di un uomo che ha tutte le caratteristiche del narcisista, del manipolatore, del geloso patologico, infine, del violento, la violenza è soprattutto una questione femminile.
Nella sua idea di amore la donna si assume l’intero peso (morto) della relazione, lottando strenuamente per essa, liberandola dagli ostacoli creati dalla disfunzione. Perdona, elargisce tenerezza, spesso piange di nascosto per non turbare il suo uomo che non capirebbe, dice a se stessa che l’amore è fatto di sofferenza, se non si soffre, che amore è? E se la racconta, s’inganna con una serie di bugie che nulla hanno a che fare né con l’amore né con una relazione sana e appagante.
Per molte donne la convivenza o il matrimonio con un uomo che non le fa felici e già le umilia, limita, annulla è un traguardo. E lui, che già ha approfittato largamente di lei, sentendosela “sua” nell’accezione più possessiva del termine, non ha più freni, quindi la spintarella si trasformerà in uno spintone che lascia i segni, lo schiaffo in un pugno che lascia un’ecchimosi, la pedata in un calcio che impedisce di rialzarsi. Gli insulti non si contano più, il controllo diventa ossessivo, un ritardo di pochi minuti scatena una scenata, tutti, amici e parenti, vengono sistematicamente allontanati per creare il vuoto attorno a lei e poter agire indisturbato.
Ma non finisce qui, perchè ci si fa un figlio, sempre seguendo l’idea sbagliata che porta a credere, contro qualsiasi logica, che un bambino possa cambiare una persona violenta.
Tutto il contrario. La gravidanza è uno dei momenti topici in cui la violenza si scatena maggiormente, proseguendo nella sua escalation ormai inarrestabile. E, cosa peggiore, presto ci sarà un bambino ad assistere alla violenza tra i suoi genitori.
Va da sé che c’è qualcosa che non va. Stabilito senza indugi che un uomo che agisce violenza è assolutamente da condannare, dev’essere altrettanto chiaro che la mentalità della donna deve cambiare. Le donne devono liberarsi subito da tutti quei “dogma” atavici ripetuti e tramandati negli anni, nei secoli. Ma quale angelo del focolare, ma quale pazienza perché una relazione funzioni, ma quale perdono dopo un atto violento, ma quando mai si rimane per i figli che sono i primi a soffrire, ma dove sta scritto che l’amore è sofferenza?
Usate lo stesso metro di criterio che usereste per un’amica: permettereste a un’altra donna di trattarvi così?
Le donne non hanno colpa della violenza che subiscono, ne sono vittime innocenti di uomini che dicono di amarle e invece le rendono schiave. Ma è proprio lì che la donna deve reagire e sentire la responsabilità della propria vita.

Solo lei può uscire dalla gabbia in cui si trova.

Sabrina Sasso

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Potete trovare Sabrina Sasso ai seguenti link:
Sabrina Sasso
Progetto #nesonofuori
Voglio capire se ne è valsa la pena – Facebook
Voglio capire se ne è valsa la pena – Libro
Tu mi fai volare (cadere, rompere) – Libro

 

 

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